Il tempo é grigio e il lago presenta un forte moto ondoso da nord che ci ostacolerà moltissimo durante la nuotata.
Parlare di poco entusiasmo nel prepararci sarebbe un eufemismo.
L'acqua è ancora più fredda di ieri, il sole non riesce a bucare le nuvole, abbiamo solo due barche di accompagnamento ovvero il solito mio vecchio e caro amico canotto di 18 anni di età e gli amici della Protezione Civile di Castelveccana.
Comunque ci prepariamo e ci tuffiamo per affrontare una tappa che sulla carta e già lunghissima.
L'unica buona notizia è che a colazione a Caldè ci aspetterebbe la trippa preparata dalla Pro Loco!
Cominciamo a muovere le prime bracciate nell'acqua fredda lungo una costa molto speciale, con le vecchie fornaci di calce e le tramoggie da dove venivano caricati i barconi nei secoli scorsi.
Tutto il promontorio è costeggiato di resti di pontili, muri, capanni e scivoli a testimonianza di una vecchia attività classica del lago. Sott'acqua le pareti scendono ripidissime, anche se su qualche cengia si intravedono lunghi rami di miriophillum.
Per un lunghissimo tratto non vedo neanche un pesce, esattamente come il giorno prima.
Dopo il promontorio la sponda si appiattisce e diventa estremamente monotona, come poi rimarrà per quasi tutto il percorso della tappa.
Prima e dopo Portovaltravaglia una brutta edilizia costiera fatta di villette a schiera con il rimessaggio per le barche e gli invasivi binari subacquei, quasi tutti contorti e inutilizzabili.
Le onde non danno tregua e ci rallentano vistosamente.
Essendo solo in quattro ci siamo persi di vista immediatamente e così io nuoto per tutta la mattinata da solo, testardamente contrastato dalla corrente, per più di 2 h e mezza.
Non c'è molto da raccontare sulla tappa, solo per un certo tratto il monotono fondo di ciottoli e sassi si arricchisce di grandi macigni tondeggianti, evidentemente antichissimi e depositati dal ghiacciaio che colmava tutto il lago fino a 15.000 anni fa.
Anche le foci dei torrenti creano un diversivo con il fondo di sabbia bianchissima.
Pensare all'antichità che si legge nei reperti geologici mi distrae ma ad un certo punto, arrivato davanti alla foce del torrente che sbocca prima della spiaggia di Bedero mi prendo uno spavento notevole: dalla penombra davanti a me sbuca per passarmi sotto una carpa lunga almeno 1 m e mezzo; questa è la quarta che ho incontrato in questi tre anni di nuotata, le altre tre a distanza di pochi minuti nel 2007 vicino a Baveno.
Poi incontro ancora diversi begli esemplari di cavedano, con la livrea a ombreggiata di verde e le squame ben visibili, e mi viene da pensare che, anche se sono sicuramente fra i più tenaci e robusti abitatori del lago, se continuerà ad andare avanti così anche per loro ci saranno da mangiare solo i pochi avanzi che la nostra civiltà lascerà sfuggire, perché di altri pesci non ne vedo neanche uno.
L'acqua è molto torbida, a tratti vedo comparire come spettri lunghissime piante di miriophillum, di cui non vedo neppure la base nel buio dell’acqua e infatti con Oggioni del CNR mi confermerà che quest'anno a fine stagione ne ha trovate anche di metri 5.50 di lunghezza, perché forse proprio quest'anno si sono sviluppate ancora di più per cercare la luce nell'acqua sempre torbida dai moltissimi temporali.
Ogni tanto mi impiglio in un tronco o in un ramo e mi accorgo che per lo spavento mi raccolgo in posizione fetale, insicuro come sono di me, creatura terrestre, nell'acqua lattiginosa e fredda.
Però continuo a nuotare imperterrito e arrivo alla fine alla punta che precede il confine fra Germignaga e Luino.
Nell'ultimo tratto intanto è diventato interessante il panorama sott'acqua e è un peccato non avere in quel momento una buona visibilità.
Le ville e le case tornano a essere più antiche e più belle, forse perché siamo vicini ormai a Luino, antico borgo storico importante, la parete del lago scende a picco, con le case impressionantemente costruite sul bordo della caduta.
Se il lago si svuotasse credo che gli abitanti si spaventerebbero nel vedere su quale strapiombo il loro vecchi hanno costruito le case! Ancora un ultimo torrente che spande il suo tappeto di sabbia finissima e bianca sulla quale rotolano verso il fondo buio del lago ciotoloni di pietra.
Infine arrivo sotto a una villa molto bella, che assomiglia esteticamente alla storica villa Ada dello scultore Troubetzkoy di Ghiffa, fratellastro del bisnonno di Roberto Troubetzkoy, uno dei grandi protagonisti della Longalago e della VIACOLMARMO e, infine, dopo più di 2 h e mezza di nuoto, decido che è ora di fermarmi.
So che mancano ancora circa 500 o 600 m all'arrivo alla foce del fiume Tresa, al confine con Luino, ma per oggi credo di avere dato abbastanza.
Con un po' di fatica riesco a farmi notare dal canotto di assistenza sul quale stanno le nostre accompagnatrici, Silvia, il medico ufficiale, Daniela, la simpatica compagna del formidabile Diego e mia moglie Violante.
Mi sembrano più affaticate di me e scopro che hanno chiacchierato e riso per 2 h e mezza continuative e infatti mi sembrava di vedere una nube di condensa sopra al loro canotto, quando mi sinceravo della loro presenza rassicurante!
Salgo in canotto e, con un po' di vergogna, percorro in barca gli ultimi 300 m.
Anche Susy ha imbrogliato un po' le carte per colpa del freddo intenso e ha anche lei percorso un tratto in barca mentre Diego come sempre è già arriva vestito e pettinato, e Paolo invece, che era davanti a me solo poche centinaia di metri, arriva a nuoto anche lui fino in fondo alla tappa.
Quando ne esce scopriamo che é intirizzito; gli facciamo indossare ogni indumento caldo reperito nelle nostre borse ma per una mezz'ora buona trema ancora come una foglia mentre torniamo tutti insieme a Caldé in calo fondo. Lì trippa, salamelle, vino, maialino e i soliti complimenti che ci scambiamo sempre ad ogni tappa, e questa volta sono ancora più meritati del solito: freddo, onde, corrente, 7 km di lunghezza e niente sole, non ci hanno fermati!
Finisce così l'edizione LONGALAGO 2008.
Abbiamo percorso ad oggi 120 km a nuoto.
Nel 2009 ci aspetteranno ancora 4 lunghe tappe, da Locarno a tornare fino a Luino, per terminare la nostra passeggiata intorno al Lago Maggiore in terra italiana.
Sentiamo già la felicità e l'orgoglio che proveremo l'anno prossimo all'arrivo a Luino per avere portato a termine con grinta e determinazione innegabili un'avventura che avrà coinvolto moltissimi sportivi, ad oggi circa 50 nuotatori, i nostri amici, molte amministrazioni, i giornali e le televisioni.
Ma soprattutto forse saremo riusciti, sull'onda dell'interesse che avremmo suscitato nel pubblico, a parlare del nostro lago, della sua anima profonda, del rispetto che gli dobbiamo se vogliamo che viva in futuro per gli uomini e le donne che verranno dopo di noi.

È divertente vedere come ogni partecipante si sceglie un tragitto ideale e come si formano dei gruppetti che si sgranano secondo la velocità e la competizione che non manca mai anche in una nuotata come questa, dichiaratamente e manifestamente non agonistica.
Siamo già in ritardo e ci spostiamo con le barche dopo il lungolago di Baveno per evitare l’imbarcadero e i motoscafi e quando ci riimmergiamo a nuotare quasi subito avvisto una quinta carpa, con un po’ di squame a specchi, e procedo guardando ancora con maggiore attenzione sperando di incontrarne altre.
Lì ci aspettano il sindaco Di Milia e il consigliere Aguzzi con un gradito rinfresco presentato dai volontari della Croce Rossa e dopo le foto di rito ritorniamo alle nostre barche salutandoci per la tappa del 30 giugno, Stresa-Belgirate, di km. 6.
Ci contiamo e siamo solo in 6 ma pieni di entusiasmo anche di fronte alla tappa lunghissima che ci aspetta, perché la distanza da percorrere è di nuovo di 6 km teorici, e quindi in realtà di più.
Lì si ripete la sorpresa che avevo avuto prima di Baveno, perché le opere a lago realizzate per costruire il porticciolo e le arcate davanti a villa Carlotta, basate su macigni di granito affondati alla rinfusa costituiscono uno splendido rifugio per tantissimi pesci, che guizzano frenetici al mio arrivo scappando dalle loro tane.
Usciamo dall’acqua e ci riceve il sindaco professor Collini con l’assessore Conelli con un gentilissimo accoglimento a base di pizza squisita, torte salate, patatine fritte, ecc. che vengono da noi accolti con riconoscenza verso i gentili negozianti e ristoratori del paese che hanno contribuito tutti insieme a questa accoglienza a noi sportivi.
Quando partiamo è grigio ma ha smesso di piovere e ci tuffiamo sapendo d’avere davanti un bel po’ di chilometri e un sacco di bracciate da fare.
Attraverso il Golfo di Solcio tagliando attraverso le boe delle barche ancorate e affronto il tratto abbastanza naturalmente conservato davanti alla povera Villa Cavallini, sede di un Istituto Agrario, che versa in condizioni sempre più disastrose.
In questa tappa l’assistenza è costituita da un gommone della Croce Rossa Italiana, dall’aspetto molto professionale, che ci prende in carico da Meina fino ad Arona, e da tre natanti che sono poi quelli con i quali siamo arrivati dall’alto Lago fino al luogo di partenza.
All’arrivo i miei amici mi riferiscono d’aver incontrato però un forte odore di fognatura, che certamente è indice di condizioni di funzionamento non perfette; io non lo percepisco perché avendo una maschera completa e non gli occhialini ho il naso coperto.
Tutti bagnati non ce la sentiamo di sederci al posto di guida e veniamo intervistati in diretta da un cronista di RADIO DEEJAY con il quale scambiamo rapidamente qualche battuta spiritosa beneaugurante per la nuova macchinetta, perché il tempo stringe e tutti noi nuotatori fra la sorpresa degli altri viaggiatori saltiamo in muta e costume da bagno sul battello pubblico che ci porta ad Angera.
Ci cambiamo in spiaggia in mezzo agli stupiti bagnanti in un coloratissimo e vivacissimo disordine e ci tuffiamo felici e rilassati sapendo d’avere davanti pochi chilometri da nuotare, su un tratto certamente molto interessante.
Molti vecchi pali piantati sul fondo ricordano la lunga storia di questo territorio che ha ospitato da sempre il passaggio di chi doveva attraversare il fiume sin dalla preistoria; il vicesindaco di Sesto mi citerà che sotto il ponte della ferrovia c’è un banco ancora chiamato "l’isola" che probabilmente ha originato in quel punto la posizione dei ponti che si sono succeduti nella storia, e mi ricorda anche che dopo Sesto Calende c’è ancora un residuo di un’antichissima passerella d’attraversamento.
È divertente quando all’arrivo racconto delle centinaia di pesci che ho visto mentre invece gli altri compagni di nuotata, che non hanno la mia stessa passione per i pesci, mi confermano tutti contenti d’averne visti due o tre, anzi domenica una delle nostre sportive dichiara emozionatissima di averne avvistati due completamente gialli e anch’io sono in difficoltà a potere individuare con precisione che tipo di razza ha incontrato perché di pesci gialli nel lago non ne ho mai incontrati, anche se molto facilmente primo o poi troveremo di tutto e già recentemente sono stati avvistati i primi piranha.
Il ristoro è assolutamente all’altezza della nostra fame sportiva con maccheroni, carne squisita, pizzette, mozzarella, schiacciatine, ecc. e viene divorato in un attimo, poi una fotografia di rito per il giornale di maggiore tiratura locale e un’intervista molto informale con una gentile cronista venuta per farci raccontare le impressioni della nostra avventura.
Il giorno dopo un giornale raccontava così la prima tappa:
E io stesso inviavo agli amici via mail il racconto molto tranquillizzante che segue:



La costa dopo le spiagge di Cannobio sprofonda velocemente con formazioni rocciose anche contorte e di forme particolarmente interessanti.
Tutti sorridono posando con il sindaco, ma quando Troubetzkoy durante il briefing indica chiaramente fin dove si deve arrivare, gli sportivi dimostrano perplessità e poi chiaramente sconforto e preoccupazione, condivisi dal sindaco.
Solo l’autorevole intervento di Trotta della Salvataggio Ascona convince i partecipanti a entrare in acqua! 
Ci accompagnerà la barca della Salvataggio Sub Locarno condotta dal presidente Gramigna, arrivato in mattinata da Locarno, che ci conferma le ottime condizioni del lago e la perfetta visibilità in acqua; un’équipe di giornalisti intervista Troubetzkoy, ormai famoso localmente per tutte le relazioni intrattenute con le autorità locali per organizzare la nostra trasferta ticinese.
Mi riprometto però di ritornare a colpo sicuro e ripescare alcuni esemplari di queste piante che mi hanno sorpreso.
Un’ultima curiosità: all’interno del piccolo porticciolo della Canottieri incontro molti persici, un bel luccio e un grosso persico sole maschio; è il primo che vedo da Pallanza e l’incontro mi sembra propizio perché quand’ero piccolo il lago era pieno di persici sole con i loro colori magnifici e con il loro comportamento molto particolare ed unico fra i persici delle nostre acque dolci, in quanto le coppie costruiscono la tana e curano amorevolmente i loro avannotti.